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gennaio 9, 2019

Scrivere il curriculum vitae: 6 errori da non commettere

Il curriculum vitae è il primo biglietto da visita di ogni candidato. Ha una vita media nelle mani del selezionatore di pochissimi secondi, vista la mole che ne riceve ogni giorno, e questo è tutto il tempo che un candidato ha per carpire l’attenzione del recruiter e frasi convocare per un colloquio. Redigere un buon curriculum vitae è il primo passo per avvicinarsi all’obiettivo di ottenere un nuovo lavoro, per cui sottovalutare il tempo e la cura da dedicarci è un errore tanto grave quanto comune.

Ma quali sono gli errori fondamentali da non commettere quando si scrive un cv?

Usare il modello europeo, o comunque usare un formato anonimo: come abbiamo già detto, il cv è un biglietto da visita e racconta di noi molto più di quanto immaginiamo. Deve caratterizzarci, carpire l’attenzione di chi lo legge, dare informazioni anche al di là delle parole che contiene. Quindi meglio usare un po’ di creatività e colore, senza esagerare, per presentarci al meglio. La scelta del modello, dello stile, della combinazione di colori, ecc.. andrà declinata in base al nostro campo professionale e alla nostra personalità (tanto più se stiamo cercando lavoro nell’ambito dello spettacolo, della comunicazione, del web, ecc..) ma l’importante è distinguersi, con serietà professionale e competenza.

Scrivere un curriculum troppo lungo o, al contrario, troppo breve: il segreto sta nella sintesi e nella scelta delle giuste parole chiave. Il selezionatore deve capire immediatamente quali sono i nostri obiettivi professionali e la sua attenzione deve essere attratta da pochi e dettagliati elementi, meglio se contenuti in una, massimo due pagine. Questo lavoro di sintesi è molto utile per soffermarsi a riflettere su quali delle nostre esperienze formative e lavorative sono davvero significative rispetto al nostro obiettivo, e nel caso in cui faticassimo a trovare qualcosa da inserire perché siamo alla prima esperienza di lavoro, puntiamo a valorizzare anche quelle attività non professionali che ci hanno permesso di esprimere e sviluppare utili competenze trasversali da mettere in atto nel nostro futuro lavoro.

Mandare sempre lo stesso cv: il curriculum va adattato di volta in volta in base all’annuncio di lavoro a cui stiamo rispondendo o in base alla posizione per cui ci stiamo candidando, dando risalto alle competenze tecniche e personali che risultano maggiormente in linea con il profilo ricercato in quella specifica occasione. Saper selezionare, di volta in volta, le informazioni più rilevanti e dargli risalto è un’ottima abitudine.

Non inserire la foto o sceglierne una poco professionale: un’immagine dice di più di tante parole. Sbagliare la scelta della foto può risultare molto penalizzante e si rischia seriamente che il resto del cv non venga letto. La foto ci deve rappresentare, in relazione al ruolo che vogliamo ricoprire: deve essere quindi professionale, possibilmente sorridente, curata e nitida. Deve ritrarre solamente noi, preferibilmente in primo piano o a mezzo busto. Se non ne abbiamo una recente adatta per l’occasione, può essere una buona occasione per scattarla.

Non essere sinceri: sul curriculum vitae devono essere riportati solo dati autentici. E’ possibile, anzi consigliabile, dare risalto ad alcune esperienze piuttosto che ad altre, fornendo maggiori dettagli e specifiche, ma non è lecito inserire dati non veri. Se il nostro curriculum ha dei periodi di stacco tra un’esperienza di lavoro e un’altra, meglio riflettere su cosa abbiamo fatto quel periodo e valorizzarne i lati positivi, piuttosto che non essere autentici.

Non ricontrollare ortografia, grammatica e formattazione: dopo averlo scritto, il cv va riletto più e più volte, perché quando si è concentrati sui contenuti, l’attenzione verso la forma può abbassarsi ed è facile che si insinuino errori di battitura o, peggio, di ortografia. Anche la formattazione è importante, perché insieme all’uso corretto dell’italiano, fornisce informazioni su di noi, come la precisione, l’attenzione ai dettagli, la cura verso ciò che facciamo, ecc.

 

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