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Gennaio 30, 2026

Oltre il “Cosa”, il “Come”: Il nuovo modello di competenze della Pubblica Amministrazione

Il percorso di modernizzazione della Pubblica Amministrazione italiana, pilastro centrale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha raggiunto una tappa fondamentale con l’emanazione del decreto ministeriale del 28 giugno 2023.

Questo provvedimento non rappresenta un semplice adempimento formale, ma sancisce una vera rivoluzione culturale: il passaggio da un modello basato esclusivamente sull’adempimento tecnico a uno fondato sulle competenze trasversali, ossia quel set di comportamenti organizzativi che definiscono non solo “cosa” il personale deve fare, ma “come” deve agire per rispondere con efficacia alle sfide della società moderna. Il cuore di questa riforma risiede nel superamento della visione tradizionale del dipendente pubblico come mero esecutore, poiché la complessità delle sfide moderne richiede professionisti capaci di adattarsi al cambiamento, gestire relazioni interpersonali e risolvere problemi in modo creativo.

Il Framework si articola in sedici competenze trasversali suddivise in quattro aree strategiche: Capire il contesto, Interagire, Realizzare il valore e Gestire le risorse, tutte sostenute dai valori cardine di integrità, inclusione e sostenibilità. Per chi lavora negli uffici tecnici e amministrativi, queste aree sono una guida pratica per svolgere il proprio lavoro con qualità. L’area dedicata al capire il contesto pubblico include la consapevolezza digitale, fondamentale per comprendere l’impatto delle tecnologie e promuovere l’efficienza, insieme alla capacità di soluzione dei problemi e a un costante orientamento all’apprendimento. Parallelamente, l’area relativa all’interazione evidenzia come la comunicazione non sia più solo una trasmissione di dati, ma una capacità di ascolto attivo e collaborazione volta a superare le frammentazioni tra i diversi uffici, valorizzando l’apporto dei colleghi e favorendo il lavoro di squadra.
Un impatto altrettanto significativo deriva dall’area focalizzata sulla realizzazione dei risultati, dove l’affidabilità, l’accuratezza e la proattività richiedono al personale la determinazione necessaria per migliorare costantemente la qualità del lavoro svolto. Per chi ricopre ruoli di coordinamento o elevate qualificazioni, diventa poi essenziale l’area della gestione delle risorse, che riguarda la strutturazione dei processi e lo sviluppo dei collaboratori attraverso feedback costruttivi e deleghe mirate ad alimentare la motivazione del team.

Un grande vantaggio di questo sistema è la sua flessibilità: le competenze crescono su tre livelli in base alla responsabilità del ruolo. Questo permette di creare percorsi su misura, distinguendo tra le attività operative e quelle che richiedono maggiore autonomia decisionale.
In questo scenario, la formazione in aula cessa di essere un momento puramente teorico per diventare “la palestra” in cui questi comportamenti vengono effettivamente “allenati”.
Non si tratta più solo di studiare leggi o regolamenti, ma di utilizzare l’aula come un luogo dove imparare a fare in modo diverso, un contesto protetto dove non bisogna avere paura di sbagliare. Attraverso percorsi formativi mirati, il personale può confrontarsi su casi reali e sperimentare nuove modalità di comunicazione o di gestione del lavoro. È proprio in questo spazio sicuro che si possono abbandonare le vecchie abitudini e far proprie le capacità necessarie per coordinare i gruppi e gestire le attività con trasparenza ed equità. Investire in questa formazione significa dunque costruire le fondamenta di una PA agile, umana e
professionale, capace di trasformare le sfide di oggi in soluzioni pratiche e utili per l’intera comunità.

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